mercoledì 5 gennaio 2011

Sir Ken Robinson: Do schools kill creativity?


Qui il link per il video con i sottotitoli in italiano.

Forse non dice nulla di nuovo... ma lo dice in modo eccezionale.
Ci fa riflettere su quello che vogliamo per i nosti figli e fa capire che, impegnandoci, possiamo cambiare le cose, non dobbiamo rassegnarci a cio che ci viene offerto se questo non ci piace.

english version
Maybe he does not say anything new ... but he says it in an exceptional way!

It makes us thinking on what we want for our children and help us to understand that we can change things, we must not resign ourselves to what is offered to us if we do not like it.

español
Tal vez él no dice nada nuevo ... pero lo dice de una manera excepcional.

Nos hace reflexionar sobre lo que queremos para nuestros hijos y entender que podemos cambiar las cosas, no debemos resignarnos a lo que se nos ofrece si no estamos de acuerdo!

martedì 4 gennaio 2011

The Cat in the Hat

english version below
Versión española por debajo

“The Cat in the Hat" è un celebre libro per bambini scritto dal Dr. Seuss nel 1957.
A quel tempo, i genitori erano così ansiosi di entrare in possesso di materiali di lettura completa per i loro bambini che questo libro è diventato un libro consigliato per i bambini che stanno cominciando a leggere. Questo perché le parole usate in tutta la storia sono poche, i vocaboli non sono lunghi ne difficili.

In effetti il testo originale conteneva solo 1.626 parole.
Tra le quali 236, 54 sono state menzionate una volta e 33 sono state usate solo due volte.
Anche i più comuni articoli, congiunzioni, aggettivi e pronomi come "the", "I", "and" e "not" sono stati utilizzati individualmente 40 volte in tutto il testo.
Le più lunghe parole utilizzate nella storia sono "playthings" e "something".
Vi posso assicurare che "The Cat in the Hat" è veramente un libro molto semplice che è scritto specificamente per i bambini molto piccoli, quindi ottimo per bambini che stanno apprendendo la seconda lingua.

Dr Seuss è stato veramente creativo nell'affrontare i problemi dei genitori che hanno bambini che non sono troppo interessati ad apprendere a leggere.

Si pensa che il Dr Seuss abbia scritto "Cat in the Hat" per affrontare l'argomento sollevato dall'autore John Hersey in un articolo del maggio 1954 in Life Magazine.
Hersey sottolineava nell'articolo che i bambini erano poco interessati a leggere i libri di testo perché a quei tempi tali libri non facilitavano l’apprendimento.

Hersey ha anche detto che i materiali di lettura erano troppo noiosi, non avevano le illustrazioni vivaci e mancavano di fantasia sufficiente per tenere i bambini impegnati nella lettura.

Il Dr Seuss era d’accordo e "The Cat in the Hat" fu pubblicato tre anni dopo questo articolo, ed è attualmente il 9 ° libro per bambini più venduto di tutti i tempi.
il libro con il cd audio
Qui potete trovare il video del libro.
Gli altri libri del Dr.Seuss che abbiamo letto sono:
 
The Cat in the Hat

"The Cat in the Hat" is a famous children's book title written by Dr Seuss in 1957. By that time, parents were so eager to get hold of wholesome reading materials for their kids that this book became a recommended book for children who are beginning to read.
That is because the words used in the entire story are only a few. Not much long or hard vocabulary terms were used within the text.

In fact, the original Cat in the Hat only contained 1,626 words. Among these, unique words only totaled 236, 54 of which were mentioned once and 33 words were used exactly only twice throughout the entire book.
Even the most common articles, conjunctions, adjectives and pronouns like "the", "I", "and" and "not" were individually used 40 times throughout the text.
The longest words used in the story are the words "playthings" and "something"

I can confirm that “The Cat in the Hat” is a very simple book that is written specifically for very young children and it’s great for children who are learning the second language.

Dr Seuss has been  creative in dealing with parents' problems that their kids are not too interested in learning the skill to read.

Dr Seuss is believed to have written "Cat in the Hat" to address the argument raised by author John Hersey in a May 1954 article in Life Magazine.
Mr Hersey pointed out in the article that children are less interested to read because the textbooks during those times did not facilitate for learning.
Mr Hersey also said that the reading materials were too boring, were not using lively illustrations and significantly lacked imagination to keep the children engaged into reading.

Dr Seuss agreed, and three years after released the "Cat in the Hat", which is currently the 9th biggest selling book for children of all times.

Here there is the Hat in the cat video!

The Cat in the Hat

 
"The Cat in the Hat" es un libro para niños escrito por el famoso Dr. Seuss, en 1957.

En esos años, los padres estaban tan ansiosos de hacerse con los materiales de lectura comprensiva para sus hijos que este libro se ha convertido en un libro recomendado para niños que comienzan a leer. Esto se debe a que los términos utilizados a lo largo de la historia son pocos, las palabras no son largas ni difícil.

De
hecho, el texto original contenía solamente 1.626 palabras.

De ellos, 236, 54 fueron mencionados una vez, y 33 se han utilizado sólo dos veces.

Incluso los artículos más comunes, conjunciones, adjetivos y pronombres como "the " e "I", "and" y "not" se han utilizado de forma individual 40 veces en todo el texto.

Las palabras más largas utilizadas en la historia son "playthings" y "something".

Les puedo asegurar que "The Cat in the Hat" es en realidad un libro muy sencillo que está escrito específicamente para los niños muy pequeños, y optimo para los niños que están aprendiendo un segundo idioma.

Dr.
Seuss fue muy creativo en resolver los problemas de los padres que tienen niños que no están demasiado interesados en aprender a leer.


Se
cree que el Dr. Seuss escribió  "
The Cat in the Hat" para hacer frente a la alegación formulada por el autor John Hersey en un artículo publicado en mayo 1954 la revista Life.
Mr.Hersey hizo escribiò en el artículo que los niños no estaban muy interesados a leer los libros de texto en aquellos días, porque los libros no facilitaban el aprendizaje.


Mr.Hersey también dijo que los materiales de lectura eran demasiado aburrido, no tenían las ilustraciones vívidas y carecían de imaginación suficiente para mantener a los niños atado a la lectura.
Dr. Seuss estaba de acuerdo y "The Cat in the Hat" fue publicado tres años después de este artículo, y es actualmente el libro infantil más vendido de todos los tiempos.
 

El video de este libro.






lunedì 3 gennaio 2011

Homeschooling: city tour # 2, da Piazza San Marco a Rialto, una passeggiata con occhi ben aperti e orecchie attente!

Cominciamo con un po’ di terminologia:

La Piazza è solo quella di San Marco, tutte le altre si chiamano Campo o Campiello, dette così dall’erba che vi cresceva un tempo, prima della pavimentazione.

Rio vuol dire canale.

Le strada si chiama Calle, quando una strada costeggia un canale si chiama Fondamenta.

Salizada indica le prime strade interne alla città che vennero lastricate, per arrivare al Ponte di Rialto, per esempio si percorre la Salizada Pio X.

 

Rio Terà vuol dire canale interrato, quindi una strada dove prima scorreva un canale.

 

La Vera da Pozzo è la parte visibile dei pozzi, in marmo e  generalmente scolpita e decorata, fa bella figura in quasi ogni campo della città.


I Barbacani sono delle travi in legno che servono per ampliare il primo piano della casa, senza occupare la viabilità della calle.

I Ninzioleti (lenzuoletti) sono i “cartelli” bianchi dipinti sui muri delle abitazioni e stanno ad indicare i nomi delle calli, dei campi o dei Sestieri…



…Sestieri, sono i “quartieri” di Venezia, che sono sei, da una parte del Canale si trovano San Marco, Castello e Cannaregio e dall’altra San Polo, Santa Croce e Dorsoduro.

Arriviamo a Venezia dall'acqua e precisamente dalla direzione del mare, quindi con il motoscafo arriviamo nel Bacino di San Marco: il vero ingresso alla città!
Qui arrivavano, un tempo, tutte le Galere sia mercantili che da guerra ed è come una grande piazza d’acqua dalla quale si diramano vie d’acqua, i canali, che raggiungono ogni angolo della città.

Iniziamo la nostra passeggiata di oggi che andrà dalla Piazza sino al Ponte di Rialto.

Scese dal motoscafo passiamo davanti al Palazzo delle Prigioni, attraversiamo il Ponte de la Pagia, che ha preso il nome dalle barche della paglia che qui avevano lo stazio, ma ora è il momento per una leggenda:

Si narra che il 15 febbraio 1340, mentre imperversava una terribile bufera, un vecchio e povero pescatore si fosse rifugiato con la sua barca sotto al ponte.
Ad un tratto apparve un uomo che gli chiese di traghettarlo fino all’isola di San Giorgio Maggiore, dove incontrarono un altro uomo che salì a bordo e chiese al vecchio di raggiungere San Nicolò del Lido. Qui  trovarono un terzo uomo che salì a bordo e i tre uomini convinsero il vecchio ad uscire dal porto, quando furono in alto mare, apparve una nave carica di spiriti infernali. A quel punto i tre uomini si rivelarono essere San Marco, San Giorgio e San Nicolò e imposero ai demoni di far cessare la terribile tempesta che minacciava di sommergere la città.


Dal Ponte da la Pagia possiamo vedere il Ponte dei Sospiri, un ponte chiuso, tutto bianco, in pietra d’Istria che collega il palazzo Ducale con le Prigioni, è detto dei sospiri perché i prigionieri attraversandolo, potevano dare un ultimo sguardo alla città, dalla finestrella  e quindi sospiravano sapendo ciò che li attendeva.
Scendendo dal Ponte de la Pagia sul lato del ponte vediamo un bassorilievo della Madonna dei gondolieri, ispirata proprio da questa leggenda.

Costeggiando il Palazzo Ducale arriviamo alla Piazzetta di San Marco, a Venezia ci sono una sola Piazza e una sola Piazzetta, quelle di San Marco. La Piazza è quella antistante la Basilica  e la Piazzetta è quella che si affaccia sulla Laguna.

Arriviamo quindi davanti alle due colonne e anche qui c’è una leggenda che narra che  
le colonne inizialmente fossero tre, portate come trofeo di guerra dal Doge Domenico Michiel, mentre le colonne venivano sbarcate, una cadde in acqua e non venne più recuperata. Le altre due rimasero per molto tempo adagiate sul pavimento della Piazzetta, perché nessuno sapeva come rizzarle, finché nel 1172 un architetto lombardo Nicolò Barattieri trovò la soluzione, ma come ricompensa, chiese alla Serenissima (il governo di Venezia) di poter allestire una bisca per il gioco d’azzardo tra le due colonne… la Serenissima acconsentì e le colonne vennero erette, ma ben presto se ne pentì, non potendo rimangiarsi la parola data, decise di dar luogo alle esecuzioni capitali proprio tra le due colonne.
Da qui il modo di dire veneziano “te faso vedar che ora che se”  (ti faccio vedere l’ora) perché dal luogo delle esecuzioni si vede la Torre dell’Orologio.

Dal nome di Nicolò Barattieri, i giocatori d’azzardo vennero detti barattieri in senso dispregiativo.

Sulle due colone ci sono San Teodoro (Todaro), il primo protettore della città e il Leone di San Marco.

Attraversiamo la Piazzetta e ci dirigiamo verso la Torre dell’Orologio, alla nostra sinistra c’è il Campanile di San Marco, el paron de casa, all’ombra del quale un tempo si trovavano molte rivendite di vino sfuso, ecco perché a Venezia il bicchiere di vino di chiama ombra.

Proseguendo troviamo tre pennoni altissimi che in realtà sono tre alberi di nave dai quali, nei giorni di festa, sventolano le bandiere dell’Italia, dell’Europa e della Serenissima

Una sosta obbligatoria per una foto sui leoni di marmo rosso della Piazzetta dei Leoncini, una volta sede del mercato delle erbe, pare che il pozzo di questa piazzetta fosse il più profondo di tutta la città.



Passando sotto la Torre iniziamo la nostra passeggiata lungo una delle strade più famose di Venezia la Marzaria de l’Orologio, poi a seguire la Marzaria del Capitello che ci porterà  a Rialto.

La vecchia col mortaio, ricorda un fatto accaduto nel 1310, quando la congiura di Bajamonte Tiepolo e Marco Querini fallì, perché una vecchia, sentendo rumore provenire dalla calle, si affacciò curiosa e fece cadere il mortaio che teneva sulla finestra, proprio sulla testa del capo dei rivoltosi… la Serenissima, per gratitudine, permise alla vecchia di vivere tutta la vita in quella casa, senza pagare la pigione.


Il Ponte dei Bareteri così detto perché i Bareteri (berrettai) avevano qui attorno molte botteghe.

Il Sotoportego de le Acque, il suo nome non ha nulla a che vedere con i canali di Venezia ma deriva da una di quelle botteghe dette “caffè” che anticamente erano dette “delle Acque” nelle quali si vendevano cioccolato, caffè e acque gelate e rinfrescanti.
ninzioleto
 Ed infine eccoci in Campo San Bartolomeo - san Bortolo - dove c’è la statua di Carlo Goldoni.
Percorrendo la Salizada Pio X finalmente arriviamo al Ponte di Rialto.

Il primo passaggio sul Canal Grande fu un ponte di barche realizzato nel 1181 da Nicolò Barattieri, lo stesso che innalzò le due colonne in Piazza San Marco.
La costruzione sul Canale fu chiamata Ponte della Moneta, probabilmente per via della sua collocazione nei pressi dell’Antica Zecca di Venezia.

Questa zona ospitava originariamente il mercato del cibo e, col passare del tempo, l’importanza del cosiddetto mercato di Rialto sulla sponda orientale del canale crebbe fino a fare aumentare il traffico sul ponte galleggiante.
Tuttora il Mercato di Rialto è meta dei Veneziani per gli acquisti di frutta, verdura e pesce.

Attorno al 1250 al posto del ponte di barche venne costruito un vero e proprio ponte di legno.
La struttura era costituita da due rampe inclinate con una sezione centrale, che poteva essere sollevata in modo da permettere il passaggio delle navi più alte.

Fu a questo punto che, vista la stretta connessione tra mercato e ponte, quest’ultimo vide mutare il proprio nome in Ponte di Rialto.
Nella prima metà del XV secolo lungo i lati del ponte vennero costruite due file di negozi. I proventi derivanti dagli affitti, riscossi dalla tesoreria di stato, contribuivano alla manutenzione del ponte, essenziale per la struttura di legno.

Il ponte non ebbe vita facile: nel 1310 il ponte fu parzialmente bruciato durante la rivolta guidata da Bajamonte Tiepolo (quello del mortaio della vecchia); nel 1444 crollò sotto il peso della folla radunata per assistere ad una sfilata di barche; crollò nuovamente nel 1524. Fu anche per questi incidenti che, nel 1503, era stata proposta per la prima volta la costruzione di un ponte in pietra. Diversi furono i progetti valutati nei decenni successivi.
Nel 1551 le autorità veneziane indissero un bando per il rifacimento del Ponte di Rialto, che mosse architetti famosi come Jacopo Sansovino, Andrea Palladio e il Vignola a presentare progetti di approccio classico, con diverse arcate, che non fu giudicato adatto alla situazione.

L'attuale ponte in pietra ad arcata unica, disegnato da Antonio da Ponte, fu completato nel 1591. La struttura è molto simile a quella del precedente ponte in legno: due rampe inclinate, con negozi su entrambi i lati.
Secondo alcuni il progetto era troppo audace dal punto di vista ingegneristico: secondo l'architetto Vincenzo Scamozzi il ponte sarebbe crollato.
Il ponte invece resiste tuttora, ed è diventato uno dei simboli di Venezia.

La balaustra del Ponte di Rialto, è stata costruita con un materiale di colore bianco luminoso e molto compatta: la Pietra d’Istria, un materiale molto diffuso a Venezia… guardatevi attorno e ve ne accorgerete!

Per oggi è tutto, ora andiamo dalla nonna a far merenda!
Ci vediamo al prossimo citytour.

domenica 2 gennaio 2011

La pasta da modellare.

Non so a voi, ma a me l'odore della pasta da modellare che si trova in commercio non piace affatto e poi lascia sempre le mani unticce e puzzolenti...

Fin'ora l'unica alternativa consisteva nel farsela a casa, in rete ci sono molte ricette, la prima che ho provato è stata quella di Natalia:

200gr di farina,
100gr di sale fino,

300gr di acqua,
2 cucchiaini di cremor tartaro (lo trovate nel reparto lieviti per dolci) 
1 cucchiaio e mezzo di olio di semi,
vanillina (opzionale ma profuma gradevolmente la pasta) 
coloranti alimentari

Mescolare gli ingredienti in quest'ordine e poi mettere la pentola sul fuoco, cuocere per 4-5 minuti sempre mescolano. Togliere la pentola dal fuoco, rovesciare l'impasto su un tagliere e  aspettare che sia abbastanza freddo da poter essere manipolato, dividerlo in tante parti quanti sono i colori che si vogliono fare ed aggiungere ad ognuna qualche goccia di colorante.
La pasta si conserva in frigo o in vasi a chiusura ermetica e se anche i più piccoli la mettessero in bocca, non ingerirebbero nulla di tossico.



Un'ottima alternativa, per bambini più grandi, che non ingeriscono più il playdough, è il Ludidou una pasta leggerissima, bianca, inodore, non unge le mani, non si appiccica e se si secca, basta bagnarla e torna riutilizzabile. Si può dipingere, e si ripone nella sua scatoletta trasparente.
Ottima anche come gioco da viaggio.
L'ho scoperta e comperata sul sito di Claudia, le bambine l'hanno trovata sotto l'albero ed è stato un gran successo.
Le lascio volentieri giocare con il Ludidou anche perché non sporca come il Didò... tutto ciò che ho dovuto fare è stato passare con la scopa il pavimento della cameretta per raccogliere le bricioline di pasta, non si è appiccicato nulla sul pavimento (e noi abbiamo il pavimento in legno).

Tutto perfetto per la mamma... ma le bambine si son divertite?
Sì, loro si son divertite moltissimo, hanno notato una piacevole sensazione di "umido" nel maneggiarla, felici del fatto che non lasciasse le mani appiccicose e che non puzzasse, si sono messe subito all'opera!



Con questo primo post dell'anno,
vi auguro un 2011
pieno di cose belle e di gioia!!!
xox