domenica 17 aprile 2016

Mappe concettuali / Mind map: fasce climatiche.


Da quando le mie figlie hanno cominciato a dover studiare dalle pagine del libro (dalla terza elementare), ho iniziato a riassumere gli argomenti con le mappe concettuali.
Un ottimo metodo per visualizzare gli argomenti trattati, per evidenziare le parti salienti e per dare una struttura di base sulla quale il bambino possa appoggiarsi per un'esposizione orale o scritta della materia, senza rischiare di ripetere a pappagallo le parole del libro.


La bellezza e la varietà di forme di queste mappe dipende dalla vostra fantasia e da quella del bambino ... io sono sempre molto schematica e mi limito ad usare colori diversi per argomenti diversi e qualche piccolo disegno. Se siete bravi potete anche fare dei capolavori artistici ;)



Oltre ad avere lo scopo immediato di essere d'aiuto per lo studio, queste mappe fatte da me, alla presenza delle bambine, servono per spiegare loro il meccanismo delle mappe concettuali stesse, di modo che possano farsele poi loro da sole. Imparando ad evidenziare gli argomenti salienti, o quelli più ostici da ricordare.


Quando andavo a scuola io si usavano i riassunti, si sottolineava e poi si riassumeva per iscritto ... personalmente ho faticato a passare dal vecchio metodo al nuovo, l'abitudine al riassunto era tale che mi sembrava davvero scarno di informazioni questo modo di schematizzare.
poi però mi sono accorta come qualche parola chiave o qualche disegno fossero veramente sufficienti per richiamare alla memoria l'argomento studiato, letto o spiegato in classe.

Con queste tre mappe ho riassunto le fasce climatiche che doveva studiare Anna che è in quarta elementare.
Ogni foglio rappresenta una fascia climatica: è evidenziata la zona sul "globo" terrestre e vengono citati gli stati e i continenti che sono coinvolti.Vengono evidenziate anche le caratteristiche morfologiche del territorio, che tipo di vegetazione vi si trova.

Ho aggiunto qualche piccolo disegno su richiesta di Anna , come ad esempio l'iceberg e il Titanic nella zona polare ;)

Se non vi va di farle a mano, o se siete particolarmente tecnologici o se i vostri figli prestano maggiore attenzione allo schermo del computer, troverete un valido aiuto nella rete, ci sono moltissimi map creator che vi potranno aiutare.
COGGLE è un ottimo esempio.

Ci sono anche molti siti con mappe già pronte, basta una ricerca per immagini con google e ne troverete a bizzeffe per ogni argomento.
Iniziare da quelle già fatte può essere un buon metodo per imparare come farle... per noi che siamo di altri tempi ;)
Spesso le maestre, in classe, iniziano a farle fare ai bambini, di modo che possano utilizzarle a casa come metodo di studio... se così non  fosse, ci possono pensare i genitori, non è poi un così gran lavoro!

 Ian Gowdie 

Altre Mind Maps che ti potrebbero interessare:

INGLESE:


venerdì 12 febbraio 2016

Venerdì del Libro: La ragazza con la bicicletta rossa.

La ragazza con la bicicletta rossa di Monica Hesse è un romanzo che narra storie di personaggi inventati ma plausibili, ambientato in un periodo storico ben preciso e con notizie storiche reali.

Il romanzo è ambientato nel 1943, tre anni dopo l'invasione tedesca in Olanda. I Paesi Bassi furono invasi nel maggio del 1940 travolgendo in soli 5 giorni l'esercito olandese, durante l'attacco morirono più di 2000 soldati olandesi.  Tuttavia i tedeschi furono più clementi con gli olandesi che con altri popoli invasi, poiché li ritenevano loro "fratelli ariani". La regina e un nutrito nucleo governativo scapparono in Inghilterra, il paese rimase così sotto la guida di una burocrazia ministeriale che collaborò attivamente con i tedeschi, con il Reichskommisar  Arthur Seyss-Inquart, ch fu attivo dal 1940 al 1945.

La discriminazione degli ebrei olandesi iniziò 5 mesi dopo l'invasione, nell'ottobre 1940. I primi divieti furono: il divieto della macellazione rituale, l’espulsione dei dipendenti ebrei dagli uffici pubblici, la confisca degli apparecchi radiofonici e il divieto di ingresso negli alberghi e nei ristoranti, il divieto agli ebrei di frequentare scuole ariane e anche di insegnarvici. Nel gennaio 1941 avvenne la completa registrazione degli ebrei presenti nei paesi Bassi.
Infine, nell'aprile 1942, venne imposta la famigerata stella di David gialla sugli abiti e le deportazioni iniziarono nell'estate dello stesso anno.

Prima di essere inviati campo di transito di Westerbork e poi successivamente ad Auschwitz, gli ebrei di Amsterdam venivano radunati nell'Hollandsche Schouwburg, famoso teatro della capitale che fu requisito e adibito a centro di raccolta. Accanto al teatro venne istituito un asilo dove alloggiare i bambini ebrei mentre i loro genitori attendevano la deportazione.
Circa 100.000 ebrei olandesi morirono durante l'Olocausto, una percentuale altissima rispetto a quella dei paesi vicini. L'Olanda è un paese pianeggiante e privo di nascondigli naturali come le foreste, quindi i luoghi per rifugiarsi, inoltre i paesi confinanti erano già in mano ai tedeschi, fu quindi impossibile per gli ebrei olandesi fuggire dal paese dopo l'occupazione.

Anche la resistenza olandese si sviluppò lentamente, il paese era rimasto neutrale durante la Grande guerra ed era quindi privo di esperienza per l'organizzazione di una rete clandestina, inoltre il collaborazionismo fu molto alto, poiché molti olandesi si sentivano protetti dalla loro condizione di ariani. Gli ebrei che si nascondevano nelle fabbriche, nelle cantine, nei retrobottega, venivano spesso traditi dai loro stessi concittadini ( come la storia di Anne Frank)

In questo scenario storico si svolge la storia di Hanneke, ragazza ariana dai perfetti tratti ariani, che gira per Amsterdam sulla sua bicicletta rossa, trovando articoli che non si possono ottenere con le tessere annonarie. La vita di Hanneke è già stata stravolta dalla guerra, dall'invasione, dal razionamento ma subirà un'ulteriore cambiamento che la costringerà ad aprire veramente gli occhi sulla tragica sorte toccata al suo paese e a molti dei suoi connazionali.

Dal prologo:
Molto tempo prima che Bas morisse, discutemmo per scherzo su di chi fosse la colpa se lui si era innamorato di me. È colpa tua, mi disse. Perché sei adorabile. Gli risposi che si sbagliava. E che era molto comodo incolpare me. Era irresponsabile, ecco.
Ricordo ogni particolare di quella conversazione. Eravamo nel soggiorno dei suoi e stavamo ascoltando la loro radio nuova mentre io lo interrogavo per un compito di geometria a cui nessuno dei due dava davvero importanza. L’artista americana Judy Garland cantava You Made Me Love You. È così che tutto è cominciato. Bas disse che lo avevo fatto innamorare. Io la buttai sul ridere perché non volevo che capisse quanto il cuore mi batteva forte a sentirgli pronunciare le parole “innamorato” e “te” nella stessa frase.
Poi disse che era solo colpa mia se aveva voglia di baciarmi.
Allora io gli dissi che era solo colpa sua se glielo lasciavo fare. In quel momento suo fratello entrò nella stanza e disse che era colpa nostra se ascoltandoci gli veniva da vomitare.
Fu solo più tardi quel giorno, mentre tornavo verso casa – in un tempo in cui potevo tornare a casa a piedi senza preoccuparmi di essere fermata dai soldati, di fare tardi per il coprifuoco o di essere arrestata – che mi resi conto di non avergli risposto. Mi aveva detto “ti amo” per la prima volta e io mi ero dimenticata di rispondergli.
Avrei dovuto farlo. Se avessi saputo che cosa sarebbe successo e che cosa avrei imparato in seguito sull'amore e sulla guerra, non avrei perduto l’occasione di dirglielo allora.
E questa volta, la colpa è mia.


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma 




venerdì 5 febbraio 2016

Venerdì del Libro: libri sulle madri

I due libri di cui vorrei parlare oggi hanno per protagonista la famiglia, ma più nello specifico la figura materna.
Due libri interessati che sviluppano il personaggio "madre" in modo molto diverso, con inaspettate svolte durante il procedere della narrazione.

di
Jane Shemlit


Narra la storia di una famiglia sconvolta dalla scomparsa della figlia quindicenne.
La ricerca della ragazza fa capire alla madre quanto poco lei conosca i suoi figli, e suo marito, quanto abbia in realtà preferito credere all'immagine di famiglia perfetta, senza realmente accertarsi che lo fosse. Durante il racconto il personaggio della madre fa oscillare il lettore tra la pietà per il dolore che ella prova e la rabbia per le giustificazioni che si fornisce.
Alla fine la sua famiglia perfetta conta una figlia scomparsa, un figlio tossico e uno gay ... non ho apprezzato molto che il figlio gay venisse considerato quasi un problema... comunque immagino che in una ipotetica famiglia borghese conforme alle regole della società, anche le scelte sessuali del figlio potessero essere un "problema". Sicuramente si è rivelato anche questo un fatto che lei, madre, non ha capito se non molto avanti.
La storia di una donna molto concentrata su di sé, che finge di essere progressista e di concedere mlta libertà ai figli, per farli diventare autonomi e indipendenti ... da chi avrebbero dovuto imparare come gestir la loro vita in maniera autonoma, non si capisce!
Una famiglia all'apparenza perfetta , o quantomeno "normale" che nasconde un turbinio di personalità, fatti ed emozioni tutt'altro che "normali"
Il finale lascia sconcertati, a mio avviso inconcepibile per una madre arrendersi così... ma coerente con le caratteristiche del personaggio: non mi sarei aspettata altro da lei!

Una lettura veloce, un libro dal quale mi aspettavo maggiore profondità: l'idea è buona, ma viene trattata un po' troppo superficialmente


di
Vanessa Diffenbaugh

copertinafarfalla

Dalla scrittrice de "il linguaggio segreto dei fiori" un altro bellissimo libro carico di emozioni e sentimenti. La storia di Letty che diventa madre troppo giovane ma che annulla i suo ruolo a favore di Maria Elena, sua madre che , molto più capace di lei, cresce i suoi figli fino a quando non decide di andarsene... e Letty deve capire se ce la può fare a badare ai suoi figli, se ce la può fare ad avere con loro un vero rapporto, se ce la può fare a prendersi delle responsabilità che vadano oltre a quella di portare a casa uno stipendio, come aveva fatto fino a quel momento.
La storia di una crescita: quella di Letty e di suo figliom Alex. La storia di una nascita: quella di una famiglia, vecchia ma nuova.

Un libro molto bello che consiglio vivamente.


Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma 










domenica 17 gennaio 2016

Slow Sunday : colazione con i waffles

Ho rimesso in funzione la mia macchina per i waffles e questa mattina, dato che avvamo un po' di tempo, ci siamo concesse una sontuosa colazione.

La ricetta era nella scatola delle istruzioni, risale a circa 32 anni fa, quando mia zia mi regalò questo apparecchio per Natale, quindi oramai è una ricetta di famiglia ;)  .  Questa mattina ne ho fatta metà dose e sono venute una quindicina di cialde.
Poi dipende dalla misura della vostra macchinetta.



Ingredienti
  • 125 gr di burro morbido
  • 75 gr di zucchero
  • 1 bustina di vanilline zucker
  • un pizzico di sale
  • 3 uova (separare i tuorli dagli albumi)
  • 250 gr di farina
  • una puntina di cucchiaino di lievito per dolci
  • 250 ml di latte (io ho usato soia perchè avevo quello)
  • 125 ml di acqua frizzante
Setacciare la farina con il lievito.
In una ciotola montare a pomata burro e zucchero, aggiungere i tuorli e miscelare bene.
A questo punto aggiungere latte e farina alternandoli.
Per ultima aggiungere l'acqua.

Scaldare la macchinetta per le cialde e seguire le istruzioni per la cottura.
La mia ha una spia luminosa che segnala quando è sufficientemente calda per poter cuocere e segnala anche quando è cotta la cialda.



Cospargere leggermente le cialde con zucchero a velo e servire.
Sono buone sia calde che fredde.


Possono essere servite con marmellata, crema al cacao, panna o gelato...




Le cialde sono ottime anche nella versione salata ... per il brunch ;)

sabato 2 gennaio 2016

Homeschooling City Tour # 14: Chioggia e la "Torta Ciosota"



Quest'estate siamo andati a Chioggia, una mattinata trascorsa cercando di imparare qualcosa sul campo ;).
Per raggiungere Chioggia dal Lido basta prendere l'autobus linea 11 dal centro e percorrere tutta l'isola, fino agli Alberoni, dove il bus si imbarca sul Ferryboat per Pellestrina (un'altra delle isole che formano il cordone litoraneo che forma la laguna di Venezia), percorsa tutta l'isola si scende dall'autobus per imbarcarsi su un battello foraneo fino a Chioggia.

Il viaggio dal Lido dura un po' più di un'ora.

Il centro storico di Chioggia, se osservato dall'alto, appare a forma di lisca di pesce. La città viene denominata la Piccola Venezia per le caratteristiche urbanistiche della zona antica molto simile a quella di Venezia A Chioggia sono presenti, quindi, al pari di Venezia, calli, campi e canali. Il principale è il Canal Vena, attraversato da nove ponti, per molti versi simili a quelli presenti a Venezia. A Chioggia però ci sono le macchine!


Scesi dal battello foraneo ci si ritrova all'inizio di Corso del Popolo, nella piazza Vigo, che prende il nome dal ponte li vicino, Ponte Vigo, il più imponente dei 9 ponti che attraversano Canal Vena.
In Piazza Vigo troneggia un'alta colonna sormontata dal Leone Marciano, simbolo dell'orgoglio veneto ma ironicamente chiamato dai veneziani el gato (il gatto) perché di dimensioni molto inferiori a quelle del leone di Venezia.
Mio nonno mi raccontava che, per far arrabbiare i chiosoti, quand'era ragazzo, si usava andar a mettere delle sardine sotto alla statua: il cibo per il gatto!


La leggenda sulle origini di Chioggia risale ad Enea, l'eroe troiano, fuggito dalla sua città, navigò per il Mediterraneo fermandosi nel Latinum.
Con lui partirono anche Antenore,  Aquilio e Clodio che, a metà del viaggio, si separarono dal loro concittadino per dirigersi verso la laguna veneta fondando rispettivamente Padova, Aquileia  e Clodid. A prova di questa leggenda  c’è il simbolo della città, un leone rampante rosso, scelto da Clodio in ricordo della sua città natale, e il nome della città stessa deriva dal nome del suo fondatore.

La Storia sulle origini di Chioggia, grazie ai ritrovamenti archeologici, narra invece che la città sia stata fondata attorno al 2000 a.C. dai Pelasgi, popolo di navigatori.  Il nome Chioggia quindi deriverebbe da Cluza, "costruita artificialmente" , per spiegare che la città insulare, senza modificazioni umane, sarebbe stata sommersa dalle acque ad ogni alta marea e sarebbe presto sparita.
La prova che Chioggia esistesse in epoca romana è la struttura tipica del reticolato geometrico che la contraddistingue ,formata da un "Cardo", l'attuale Corso del Popolo, e da un "Decumanus".

 

Passeggiando per Chioggia, lungo corso del Popolo troviamo tre importanti chiese:

La cattedrale di Santa Maria Assunta, presso la statua della Vergine detta “Refugium peccatorum” andavano a pregare le mogli dei pescatori affinché tornassero sani e salvi dalle battute di pesca.

 La Chiesa di san Gacomo


 La Chiesa di Sant'Andrea, costruita nel al 18° secolo, ha una torre in stile romanico - detta Torre dell'Orologio – che è più antica e risale all' 11°/12° secolo. Una volta era torre di difesa e di avvistamento militare. In questa torre c’è l'orologio da torre più antico al mondo realizzato da Giovanni Dondi dell'Orologio, gli storici hanno dimostrato che esisteva prima ancora di quello di  Salisbury in Gran Bretagna


Lungo la via principale si trova anche il mercato del pesce al dettaglio a Chioggia, il mercato del pesce è un’istituzione antica, dato che la pesca è sempre stata fra le attività più importanti della città.
          

Il mercato si trova tra la Piazza e il Canal Vena ed è formato da una trentina di banchi di pescivendoli, chiamati mògnoli, che vendono pesce di tutti i tipi, perché Chioggia è un punto d’incontro anche di pescatori non chioggiotti. 





 
L’accesso principale al mercato è dato dal “Portale a Prisca” scolpito dal padovano Amleto Sartori.


Il canale di san Domenico dove sono ormeggiati i pescherecci


Il ponte girevole che si apre per far uscire i pescherecci


Il ponte conduce al Mercato Ittico sull’Isola dell’Unione che si trova tra Chioggia e Sottomarina, in questo mercato il pesce fresco si scarica dai pescherecci alle 4 del mattino, viene subito contrattato, e poi distribuito per la città o destinato agli altri mercati italiani ed europei. 
La pesci di questa zona sono molto apprezzati per le particolarità dovute ai bassi fondali. Ci sono varie specialità, sia pregiate (sogliole, branzini, orate, capesante), sia modeste (alici e sarde).




Un'imbarcazione tipica è il Bragozzo barca da pesca di grandi dimensioni, con vela al terzo , che iniziò ad essere costruita negli squeri nell'ottocento.
La vela è sempre stata il simbolo, l’emblema caratteristico e più appariscente del bragozzo chioggiotto, tanto è vero che il vigariolo (un pescatore divenuto avvistatore marittimo) riconosceva a distanza i vari paroni (padroni) dei bragozzi dal colore e soprattutto dalle raffigurazioni dipinte sulle vele.
Un tempo lo scafo dei bragozzi veniva abbellito con varie decorazioni: a prua erano dipinte ad olio figure alate dette ànzoli (angeli), o soggetti sacri  con lo scopo di ottenere la protezione dei Santi o della Madonna.


Altro famoso prodotto di Chioggia è il radicchio con il quale si fa anche una torta molto gustosa e non troppo dolce. 

Torta Ciosòta

L'ingrediente principe di questa torta è il Radicchio di Chioggia.

Il radicchio di Chioggia (chiamato in dialetto chioggiotto "radicio de Ciosa") è una particolare specie di radicchio molto famoso anche a livello nazionale, per le sue proprietà e per il suo buon gusto.

A  differenza di quello trevigiano, ha una forma rotonda, che richiama proprio la rosa; da qui il nome rosa di Chioggia.

La varietà di questo radicchio è stata selezionata negli anni '30 dall'incrocio del radicchio trevigiano con l'indivia. Le tecniche di selezione naturale di questo vegetale si sono raffinate intorno agli anni '50, ottenendo piante a foglia screziata, maggiormente  resistenti ai parassiti e più facilmente conservabili. (Wikipedia)



150gr di burro
150gr di zucchero
5 uova
vaniglia
100gr di farina “00”
1 bustina di lievito
150gr di carote
200gr di radicchio di Chioggia
150gr di nocciole
6 fette biscottate

Montare a neve gli albumi
In un'altra ciotola montare a crema burro, tuorli e zucchero.
Triturare le fette biscottate, il radicchio, le nocciole e le carote e aggiungere questi ingredienti  al composto dei tuorli assieme alla vaniglia.




Unire adesso la farina miscelata con il lievito.
Per ultimi incorporare delicatamente gli albumi.
Versare il composto in uno stampo da 24cm di diametro e cuocere nel forno preriscaldato a 180°C per 45 minuti circa.
La torta risulterà morbida e leggermente umida, non troppo dolce.


mercoledì 16 settembre 2015

Doll Cake: Monster High a modo mio


Mia figlia Anna per il suo compleanno mi ha chiesto una Doll Cake fatta con una Monster High anziché con la classica Barbie . Inoltre ha voluto una torta Vegan a l cioccolato!


Ingredienti per una Vegan Cake al cioccolato (per la Doll Cake ne servono tre!):
  • 200gr farina
  • 100gr zucchero
  • 50gr cacao amaro
  • una bustina di lievito per dolci
  • 250ml latte di soia
Setacciare bene tutti gli ingredienti secchi e poi aggiungere gradatamente il latte di soia.
Cuocere a 180°C per 25 minuti.

Cuocere una torta in una ciotola per dare la forma tondeggiante della parte alta del vestito, cuocere la seconda torta in una tortiera da 18cm di diametro in modo da ottenere la parte centrale bella alta (6/7cm almeno). L'ultima dose l'ho cotta in una tortiera da 22cm di diametro ed è venuta una torta un po' più larga e alta solo 3 cm che mi è servita per la base del vestito.



Tagliare orizzontalmente le due torte più alte e farcirle di Nutella, montare la torta utilizzando della glassa di chiara d'uovo e zucchero a velo (1 albume e 200/250gr di zucchero) come collante per tenere unite le varie torte.
Con un coltello scavare un cilindro al centro della torta , nel quale inserirete la bambola (preventivamente avvolta nella pellicola alimentare).
Ricoprire la torta con glassa di zucchero in modo da livellare eventuali difetti e ricoprire con pasta di zucchero colorata a piacere.


Avvolgere il busto della bambola con della pasta di zucchero in modo da creare il corpetto del vestito.

giovedì 10 settembre 2015

Venerdì del Libro: EMMA di Jane Austen



Con questo post partecipo al Venerdì del Libro di Homemademamma 

Stimolata dalla proposta del gruppo fb SEGNALIBRO: consigli e sconsigli di lettura per la lettura dei mesi estivi, mi sono cimentata con

Emma 
di Jane Austen
1815
emma_jane_austen_book_cover (1)

« Emma Woodhouse, bella, intelligente e ricca, con una casa confortevole e un carattere allegro, sembrava riunire in sé il meglio che la vita può offrire, e aveva quasi raggiunto i ventun anni senza subire alcun dolore o grave dispiacere. »

Come si sa il tema principale del romanzo è il fraintendimento amoroso... io direi i fraintendimenti che causa Emma nella giovane mente dell'amica Herriet. Nella sua presunzione di superiorità, Emma crea disguidi e dispiaceri senza minimamente assumersene la colpa. Anzi, imputandola spesso agli altri, e anche quando ammette i proprio errori, trova sempre il modo di scusarsi ampiamente.
L'unico personaggio che pare inizialmente tenerle testa, il signor Knightley, alla fine capitola anche lui.
Emma cerca di elevare socialmente l sua giovane amica Herriet, spacciandosi per grande e generosa amica, dispensiera di saggi consgli, quale lei non è per nulla. Lo rivela il fatto che ad ogni sua intuizione e ad ogni suo consiglio, segue un disastro del quale la buona Emma non si prende mai la responsabilità.
Nel momento in cui la sua giovane amica sembra essere per lei un intralcio, non esita ad allontanarla, facendole credere di esserne lei la colpa.

Mi sembra il romanzo dell'egoismo: Emma è egoista e suo padre ancor più di lei, fino a pensare di negarle la felicità coniugale, salvo poi scorgere un vantaggio in questo matrimonio.
Emma ed il padre si sentono al di sopra di tutti gli altri, pensando di poter dispensare "saggi" consigli non richiesti, risentendosi anche del fatto che essi non  vengano eseguiti alla lettera.

Una figlia viziata ed un padre ipocondriaco, attorno ai quali ruotano altri interessanti personaggi, più o meno piacevoli, ma tutti con delle spiccate caratteristiche.

lo stile narrativo della Austen è ovviamente impeccabile e la sua capacità di descrivere i personaggi facendoli amare o detestare è impareggiabile.

Il meschino signor Elton, inizialmente sembra una vittima delle elucubrazioni di Emma , ma poi deluso nell'amore rincorre la soluzione più ovvia, la vendetta, sposando infine una donna meschina quanto lui.

Inizialmente la lettura mi ha fatto sentire più spettatrice di una pece teatrale che lettrice di un libro, poi con l'avanzare dei capitoli sono riuscita ad entrare nel clima del libro.
colpi di scena di questo romanzo, sono abbastanza prevedili ma la bellezza dello scritto sta , a mio avviso, nella capacità della Austen di descrivere luoghi e personaggi in modo dettagliato e coinvolgente.

Concludendo, consiglio la lettura di Emma, ma devo ammettere che ho preferito Mansfield Park e Orgoglio e Pregiudizio.


gay-map-highbury




martedì 14 luglio 2015

Lista nera: A caccia dell'orso.

Continua su Facebook il movimento #49libri49giorni e anche io continuo qui sul blog a leggere e proporre i libri della famigerata lista
Oggi il libro scelto è
di Rosen Michael


Noi questo libro l'avevamo letto in inglese, ascoltato con il cd allegato e ci era piaciuto molto.
Un libro che parla di come si possono sconfiggere le paure restando uniti come famiglia, di come l'amore e l'unione famigliare possano aiutarci a superare i problemi e ci renda più forti e sereni.
Qui potete trovare il testo in italiano

Ecco invece il testo della flasctrocca in inglese e, a seguire, un bellissimo video: 
Buona Lettura !!!

(Leader)
We're going on a bear hunt!
(Group)
We're going on a bear hunt!

We're gonna catch a big one!
We're gonna catch a big one!
I'm not afraid!
I'm not afraid!
Are you?
Are you?
Not me!
Not me!
Here comes the gate 
" " (Group Echos)
Now we're on a bear hunt " "
We're gonna catch a big one " "
I'm not afraid " "
Are you? " " Not me! " "
We're coming to a tall mountain " "
It sure is high " "
It sure is wide " "
Let's climb up it " "
Well, there's nothing over there " "
Nothing over there " "
Nothing back there " "
Hey! Wait! I think I see something
Quick! Everybody run down!
We're going on a bear hunt!
We're going on a bear hunt!
We're gonna catch a big one!
We're gonna catch a big one!
I'm not afraid!
I'm not afraid!
Are you?
Are you?
Not me!
Not me!
We're going thru the tall grass " "
We're going thru the short grass " "
Hey! Look! There's a little tree " "
Well, let's shinny on up it
Whoa! It gets a little skinny up here at the top
See anything over that way? " "
Anything over that way?, Uh, oh!,
Oh, no! Whoa! Agh! let's get down!
We're going on a bear hunt!
We're going on a bear hunt!
We're gonna catch a big one!
We're gonna catch a big one!
I'm not afraid!
I'm not afraid!
Are you?
Are you?
Not me!
Not me!
Oh, no! " "
It's a big puddle of mud " "
Can't go around it " "
Gotta go right thru it " "
Yeuk! " "
Well, let's go.
Squish, Sqwish, Blaaahh.
We're going on a bear hunt!
We're going on a bear hunt!
We're gonna catch a big one!
We're gonna catch a big one!
I'm not afraid!
I'm not afraid!
Are you?
Are you?
Not me!
Not me!
We're coming to a wide river " "
And there's no bridge going over it " "
No tunnel going under it " "
It's just plain old water " "
And we're gonna have to swim " "
All right, dive in!
Start swimming
Do the back stroke
Do the side stroke
Do the doggie paddle
Try the little cat paddle
OK Jump out, shake yourself off
We're going on a bear hunt!
We're going on a bear hunt!
We're gonna catch a big one!
We're gonna catch a big one!
I'm not afraid!
I'm not afraid!
Are you?
Are you?
Not me!
Not me!
Shhh, it's a cave " "
Looks like the kind of cave that B-bears live in " "
I don't know if I want to go in there
You think we oughta go in?
Are you nuts?
There's probably a bear in there
All right I'll go in, You stay here,
And if I find a bear, I'll come out and get you
And we'll all go in and grab him together
Now, quiet, don't make a sound while I'm in that cave,
Cuz if you wake him up, I'll be in trouble
Bears are awful ornery when they first wake up, you know
OK, I'm going on in
Oooo, It's dark in here
It's really dark in here
I can't see a thing
Agh, there's spiders webs
Ooo, what was that???
What's this??.... it's soft, uh oh,it's kind of fuzzy
Ahg!!!!!!!!! Run! Everybody run!!
I saw a bear!!!!
Jump in the water! Swim fast!!
Do the backstroke!
The sidestroke, the doggie paddle
Jump out of the water
Run through the mud!
Forget the tree!!
Go through the tall grass
The short grass
Quick! Go up the mountain
Down the other side
Go thru the gate
Into the house, under the bed
Under the pillow
Hide!!!!!
Uh, it's awful quiet around here
I'm not afraid
I'm not afraid
Are you?
Are you?




domenica 12 luglio 2015

Lista Nera: Nei panni di Zaff

Continuano le recensioni dei libri eliminati dalle biblioteche scolastiche del veneziano, questa volta si tratta di un libretto che parla di un bambino che amava vestirsi da principessa...

Nei panni di Zaff


... Ma Zaff, tu 6 maschio!
Puoi fare il re, il principe, il meccanico, l'ingegnere, il maresciallo dei carabinieri...
ma la principessa proprio no!

dalla quarta di copertina:
L'autrice e l'illustratrice affrontano con i più piccoli, in un albo pieno di divertimento e di colore, un tema assai delicato: quello dell'identità sessuale e della discriminazione cui spesso vengono fatti oggetto i bambini che si trovano bene "nei panni dell'altro" piuttosto che in quelli canonici attribuiti al proprio sesso. Avviene infatti molto spesso che il maschietto voglia vestirsi da bambina e giochi con le bambole sognando di fare la ballerina o che la bimba voglia vestirsi da maschio e sogni di fare il calciatore. Altrettanto spesso avviene che, soprattutto nei confronti del maschietto, da un lato si creino tra i bambini situazioni di canzonature e di emarginazione, dall'altro, negli adulti, sensazioni di imbarazzo se non di allarme che rischiano di intervenire grossolanamente nella libertà di espressione di cui i bambini hanno bisogno per riconoscersi e accettarsi. La ricerca della propria identità sessuale, dei "panni" nei quali ognuno di noi si sente bene perché si riconosce, talvolta è già acquisita fin dalla prima infanzia, altre volte ha bisogno di tempo per manifestarsi. Questo libro da un lato vuole parlare con i bambini della libera esplorazione della propria identità e del rispetto di quella dei compagni, dall'altro è un messaggio per gli adulti perché ne accompagnino la crescita senza ansia e senza atteggiamenti di controllo o, peggio, di emarginazione.
Vorrei inoltre aggiungere che questo libro può servire per togliere la paura di affrontare giochi e giocatoli che non siano del "genere adatto". Cosa potrà mai accadere ad un bambino che voglia giocare con le bambole o che voglia spingere un passeggino?
Forse corre il rischio di diventare un padre amorevole?
Ad una bambina piace giocare a pallone ... sarà un problema per lei, da grande, avere un' indole sportiva?

Tempo fa girava in facebook questa foto. Una pagina di un libro per bambini, descrittiva di ciò che compete ad una mamma ... come se la mamma fosse SOLO questo e come se il papà non fosse in grado di svolgere altrettanto bene le stesse mansioni, limitato forse dal suo essere uomo?

dal libro PAROLE 1, del 1972 ... ma ancora in uso ...

Il piccolo Zaff è certamente fuori da questi schemi... ma questo è male?
Perché temiamo così tanto un bambino attratto dai giochi "da femmina"? 
Ricordo, quando Anna era all'asilo, un paio di mamme un po' scettiche nell'accettare l'invito fatto da mia figlia ai loro figli (maschi), di venire a casa a giocare. 
Alla mia domanda "Cosa c'è che non va?" mi sentivo dire "Beh, hai due femmine, quindi a casa hai solo giochi da femmina!"
A parte il fatto che i blocchi da costruzione, i puzzle e i pupazzi di peluche non mi sembra abbiano un genere ... in realtà i bambini impazzivano per giocare "al ristorante" usando tutte le pentoline e le stoviglie delle mie figlie, il cibo finto, il cesto della spesa...

Ultimamente (classe terza elementare) un bimbo è venuto a casa ed ha subito chiesto "Ma voi le Barbie ce le avete?" hanno trascorso un intero pomeriggio ad inventare storie e personaggi... il gioco di ruolo è educativo no??? E quindi pupazzi, bambole e Barbie si prestano perfettamente.

Le mie figlie non hanno mai seguito corsi di danza, i loro sport sono stati judo e vela... quest'anno Anna ha chiesto di frequentare la scuola di ginnastica artistica e Chiara ha provato a frequentare il capo di atletica e le è piaciuto... sono per questo meno femminili, rischiano di perdere l'essenza del loro genere? No, non credo proprio.

Perché abbiamo paura che i nostri figli esplorino terreni non convenzionalmente adatti al loro genere? Temiamo che possano "smarrire" la retta via? ... tutto questo potere ad un pallone o ad un passeggino? Mah, mi par davvero irrealistico.

E se nostro figlio avesse davvero la necessità di seguire le vie del "genere opposto"? Allora che faremmo? Lo obbligheremmo a rimanere nelle vie convenzionali? Non sarebbe meglio lasciare che esprimesse il proprio io e stargli accanto per aiutarlo come genitore, senza pensare agli schemi e a quale casella ognuno di noi è destinato a riempire?

Vi consiglio di leggere questo bel post di Il Mondo di Cì , per capire come certi libri potrebbero aiutare ... certi adulti!

Un bell'articolo su Scuola 24 (24 ORE) spiega perchè Le politiche educative attente al genere sono un'arma per combattere le diseguaglianze!

Billy Elliot - I will dance

Billy Elliot  - billy-elliot Screencap


Altri libri della Lista Nera:





sabato 11 luglio 2015

Lista Nera: Il pentolino di Antonino ... keep reading!

Che centra la teoria gender con Il pentolino di Antonino?
Mah... proprio non saprei.

di Isabelle Carrier
Kite Edizioni


Dalla quarta di copertina:
Antonino è un bambino che trascina sempre dietro di sé il suo pentolino, non si sa molto bene perchè. Un giorno gli è caduto sulla testa e da allora Antonino non è più come tutti gli altri...deve faticare molto di più, e talvolta vorrebbe sbarazzarsi del pentolino, o nascondercisi dentro. Un giorno Antonino incontra una persona speciale che gli fa capire l’unico modo per essere felice: tirare fuori la testa dal pentolino e usarlo per esprimere tutte le proprie qualità. 

Dietro Il Pentolino di Antonino, si cela la diversità, l’handicap, la difficoltà che può nascere da differenti situazioni della vita. Antonino e il suo piccolo pentolino riescono a commuovere e ad essere allo stesso tempo divertenti. In quest’opera Isabelle Carrier riesce con parole semplici, un testo fluido e dei disegni teneri a trattare con delicatezza ed eleganza un argomento delicato.


Antonino, nel libro rappresentato da un goffo ippopotamo, è appunto un bambino un po' goffo un po' diverso, un bambino che si trascina dietro un pentolino, che gli impedisce di fare le cose come gli alti. Un giorno gli cade persino in testa e tutto diventa ancora più complicato.
Il pentolino è usato dall'autrice come simbolo, simbolo di una difficoltà che potrebbe affliggere il bambino: un trauma, la separazione dai genitori, un grande dolore, la situazione famigliare "diversa" da quella degli altri, una disabilità ... insomma un problema che blocca il piccolo nella sua crescita, nel suo sviluppo, rendendogli le cose più difficili.
Un problema grave o anche solo una piccola difficoltà da imparare a gestire come un cambiamento dell'ambiente circostante: il cambio di scuola o città,  la nascita di un nuovo fratellino... sono tante le piccole grandi cose che possono sembrare difficili e insormontabili per un bambino.

affrontare la disabilità con i bambini

A causa di questo pentolino, il bambino, nonostante le sue mille belle qualità, non riesce ad esser come gli altri. Stare al passo con gli altri è più faticoso per il bimbo con il pentolino!

I bambini come Antonino rischiano di non vedere riconosciuti i loro sforzi , solo perchè non raggiungono nei tempi stabiliti gli standard richiesti per quelli della loro età!
Quando i loro sforzi non vengono riconosciuti o non vengono sufficientemente apprezzati, i bambini col pentolino hanno diverse reazioni: chi diventa aggressivo, per scatenare la rabbia data dalla frustrazione; altri si chiudono in se stessi... a questo punto se l'attenzione di chi li circonda si focalizza sul comportamento "inadeguato" e  non sul motivo che invece lo scatena, per il bambino diventa difficile superare questa difficoltà.
A questo punto c'è il rischio che Antonino adegui il suo comportamento all'etichetta che gli è stata affibbiata, rinunciando ad essere se stesso: nascondendosi appunto sotto al pentolino.

interno de Il pentolino di Antonino

Il bambino nel libro è però molto fortunato, incontra Margherita, che non si concentra sul pentolino, ma sul piccolo ippopotamo. Aiutandolo a superare le sue difficoltà...


Auguro a tutti i bambini con un pentolino, di trovare la loro Margherita ... o che gli adulti che li circondano, possano aver un libro come questo per aiutarli!

.... magari anche a scuola ;)

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