giovedì 5 gennaio 2012

Pan e Vin

Il Pan e Vin è una tradizione veneta e friulana che affonda le radici nella cultura celtica, quando il 25 dicembre veniva celebrato il solstizio d'inverno, bruciando grandi falò propiziatori che avrebbero fatto ritornare il sole e la stagione ricca dei raccolti. Festeggiando così l'allungarsi delle giornate e il lento ritorno alla vita della natura sopita durante l'inverno.

Nel Medioevo la festa ha perso le sue origini pagane ed è stata spostata al giorno dell'epifania, in questo giorno (in alcuni paesi al tramonto de 5, in altri il giorno 6) viene appiccato il fuoco ad un cumulo di rami secchi, sterpaglie, legna e quant'altro un tempo era inutile e destinato ad essere gettato.




Questo falò prende il nome di Pan e Vin, sulla sommità del cumulo di roba da bruciare, spesso viene messo un fantoccio dalle fattezze umane: la vecia, ovvero la vecchia, la responsabile di tutti i mali e le cose brutte accadute durante il vecchio anno appena terminato. La vecchia viene bruciata perché con essa vadano in fumo anche tutte le cose brutte.

In occasione di questa "cerimonia" mentre si guarda la pira consumarsi tra le fiamme, si consuma la Pinza, un tipico dolce fatto con pane vecchio, fichi, uvetta, pinoli, farina di mais... tutti ingredienti di fine inverno e si beve il Vin Brulè caldo e aromatizzato per combattere i rigori di una notte di gennaio.

Quest'anno saremmo dovuti andare a Basalghelle, un paesino della Marca Trevigiana, a fare il Pan e Vin con i nonni... ma all'ultimo momento la gita è saltata.
Io però avevo già provveduto a creare una vecia in carta, da mettere sulla cima del falò, quindi abbiamo ripiegato facendo un nostro personale Pan e Vin in riva al mare.


Una nuova tradizione?
Non so se diventerà una nuova tradizione di famiglia, come bere la cioccolata calda la mattina di Natale, di sicuro ho fatto capire alle mie figlie che non ci si deve abbattere se le cose non vanno esattamente come previsto e che spesso, con un pizzico di fantasia, si può rimediare.


La tradizione dice anche di guardare da che parte volano le faville che si alzano dal falò, per capire se la nuova annata sarà buona oppure no!
Le nostre andavano... di là!


Per costruire la vecia da bruciare vi serviranno:
  • carta di quotidiano
  • cucitrice
  • colla vinilica
  • un supporto per il corpo (scatola in cartone)
  • carta velina  e crespa per gli abiti
  • tempere per il viso e il corpo
Ho usato la stessa tecnica del Leprecauno, ma ho sostituito la bottiglia di plastica, dato che poi la vecia sarebbe stata bruciata.

Domani andremo a Venezia, per la tradizionale... beh, venite a trovarci domani e lo scoprirete ;)






5 commenti:

  1. La Pinsa, che dolci ricordi...

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  2. Bellissimo questo pan e vin! Quindi sei anche tu del nordest, un altra "compaesana"! Io sono al confine tra Veneto e Friuli!

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  3. Che belle le tradizioni, sono il nostro passato!

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