venerdì 7 novembre 2014

Venerdì del Libro: La Collina

Riccardo Mannoni ha costruito il suo sogno, su quella collina, quella collina sulla quale  non  c’era quasi nulla, solo una vigna non curata e un casolare abbandonato.

Inizia con un gruppo di adepti che credono in lui, lo seguono come un guru …. Poi, per caso questa comunità incrocia il mondo della tossicodipendenza e con "metodi" nuovi per l’epoca, riesce a salvare il paziente zero dall'eroina.

Ha inizio quindi un pellegrinaggio di anime disperate, di giovani tossici, di famiglie allo stremo che chiedono a Riccardo di aiutarli ad uscire dall'incubo della droga, la piaga sociale di quegli anni, contro la quale pare non esserci rimedio, se non la via intrapresa dalla comunità sulla collina.

Tutto sembra perfetto, Riccardo promette a chiunque varchi quel cancello la salvezza, rispettando le regole della Collina chiunque potrà scoprire la vera libertà del vivere in comunione con gli altri, una libertà che nulla ha a che vedere con la libertà effimera data dagli eccessi offerti dalla droga, una falsa idea di libertà che finisce invece col diventare una prigione, la prigione dei più bassi istinti.

Tutto sembra perfetto … un luogo immerso nella natura, dove tutti hanno da dormire e da mangiare, dove tutti hanno un lavoro che li impegna e li fa diventare responsabili.

Tutti lavorano e sono uguali, il denaro non esiste, esistono invece l'impegno, il lavoro e l'osservanza delle regole.

Tutto sembra perfetto, quel luogo sembra la salvezza dall'eroina, la piaga di quegli anni. Ma molti non sanno, oppure fingono di non sapere, le autorità non sanno... non sanno che quel paradiso non è proprio un paradiso, dal quale inoltre è impossibile uscire, impossibile scappare. 
Chi scappa viene ricondotto all'ovile con metodi poco gentili e al rientro alla collina le punizioni sono terribili. Ci sono gli addetti per questo lavoro, sono uomini fidati di Riccardo, sono  “gli angeli” che svolgono alacremente questo compito, chi tenta la fuga viene ripreso e riportato indietro in qualunque modo e con qualunque mezzo, sempre. E la salvezza dall'eroina passa spesso per l’umiliazione pubblica, le botte, le catene, le celle d’isolamento... il suicidio.

Una cura contro la dipendenza che ha piuttosto il sapore di una condanna.

All'interno della comunità tutto è controllato, regolato: non solo il lavoro, gli orari, il cibo ma anche la musica che si può ascoltare, le persone che si possono frequentare, che si possono amare.

Uno dei protagonisti di questo libro è Ivan, diventato braccio destro, autista, uomo di fiducia di Riccardo. 
Ha creduto in Riccardo, ha creduto nella sua offerta di salvezza e poi ha saputo guadagnarsi la sua fiducia, diventando il suo autista, ovvero  la persona a cui affidare i compiti più delicati. In comunità Ivan ha conosciuto Barbara, una ragazza impulsiva e ribelle, che non sa e non vuole adattarsi al clima della Collina. Ivan e Barbara si innamorano e si sposano, si possono sposare perché hanno ottenuto il benestare di Riccardo. Perché è Riccardo a dire se puoi amare, e chi puoi amare e chi, a volte, devi imparare ad odiare, per il bene della comunità

La storia di Marco è diversa, lui cede all'amore di una dolce ragazza, ma poi si pente di questo amore clandestino, lo confessa a Riccardo e questo procura un'aspra punizione e un'umiliazione pubblica alla ragazza che viene insultata coram populo e poi sottoposta a rasatura dei capelli. Mentre Lui viene premiato con un ruolo da responsabile, per aver saputo riconoscere l'errore... 

Dalla storia tra Ivan e Barbara nasce una bimba: Valentina. 
Valentina nasce sulla Collina  e lì cresce  fino ai 4 anni. 
Per un bambino la Collina è un giardino incantato immerso nel verde dove tutti hanno da dormire e da mangiare, non ci sono pericoli, si può scorrazzare liberamente ... ma non è così per gli adulti, quindi ad un certo punto i suoi genitori decidono di provare a vivere fuori dalla comunità … questo tentativo sarà un fallimento che costringerà la famigliola a rientrare in Collina e costringerà Ivan a dimostrarsi all'altezza della fiducia di Riccardo, diventando così il suo prediletto, vincolando così le sorti della propria famiglia….

di Andrea Delogu
Per leggere il primo capitolo qui


Un intervista all'autrice del libro qui  fatta alle Invasioni Barbariche.

    La Collina è un romanzo epico, la storia di una famiglia che si unisce a quella di tanti uomini e donne che hanno abitato quel mondo sperando di tornare alla luce. È il racconto incalzante e appassionato di una voce candida che cuce insieme i fili di tanti destini, i salvati e i sommersi che in nome della guerra alla droga hanno finito spesso per sacrificare se stessiA Delogu
ANDREA DELOGU

Navigando in rete, alla ricerca di informazioni riguardo la Collina, che ovviamente è San Patrignano, ho trovato questo sito La Mappa Perduta che raccoglie testimonianze degli ex ospiti della comunità, di quella che fu la Comunità per eccellenza di quegli anni, perlomeno nell'immaginario collettivo.
Fino a quando ad ottobre del 1980 scoppia lo scandalo...
 ...il 28 ottobre 1980 una ragazza di ventitré anni, Maria Rosa Cesarini, si presenta alla squadra mobile di Forlì raccontando di essere fuggita da S. Patrignano dopo essere stata rinchiusa per sedici giorni in una piccionaia.Quando i poliziotti irrompono nella comunità, trovano Luciano Rubini e Leonardo Biagiotti incatenati in due locali usati come canileMarco Marcello Costi incatenato alla porta in ferro di un locale di tre metri per uno e Massimo Sola incatenato ad un manufatto adibito a colombaia.... 
 ...Vincenzo Muccioli viene arrestato con alcuni suoi collaboratori e imprigionato per un mese; il processo verrà tenuto quattro anni più tardi e finirà con una condanna a venti mesi per Muccioli in primo grado e assoluzione in appello....
Non so voi, ma io me lo ricordo Muccioli in televisione, me la ricordo l'Italia divisa in due, tra chi sosteneva che i metodi fossero estremi e chi sosteneva che con i tossici non ci fosse altra possibilità.
Mi ricordo le interviste di lui contornato dai SUOI ragazzi, quelli ai quali voleva bene come ad un padre.
Mi ricordo che pensavo "Ok, è vero, ha dei metodi un po' brutali, incatena i ragazzi al letto perchè non scappino e non riprendano a farsi. Se fossi una tossicodipendente vorrei che facessero di tutto per disintossicarmi" ... ma avevo solo 12 anni e non sapevo che le persone in comunità non morivano per la droga, non morivano per le crisi d'astinenza, morivano per i pestaggi, per le torture, punite per non essere state alle regole.
... altri morirono suicidi e anche a questo non veniva dato peso ... un tossico che si suicida non è poi una gran stranezza ...

"Dopo il primo suicidio, quello di Gabriele Di Paola, (gli altri furono quelli di Natalia Berla, il giorno seguente, e Fioralba Petrucci avvenuto di lì a breve) Muccioli mi ordinò di portare via i venti ospiti della manutenzione, il carcere della comunità. Di notte con due furgoni e qualche macchina insieme a Toto, Paro-Paro, Sebastiano e Franchino partimmo per la comunità di Botticella (é una comunità satellite di SanPa, ndr). L'obiettivo era far scomparire testimoni scomodi in un periodo in cui la comunità era tenuta d'occhio dalla polizia. Passammo due mesi vivendo da re".E interrogato sul perché dei sospetti sul suicidio: "Io l'ho visto cadere, ma non so come ha fatto a precipitare per venti metri con la faccia rivolta verso il muro. L'ho sentito gridare “No, no”, ho visto che cercava di aggrapparsi a qualcosa, senza riuscirci. Quando sono corso verso di lui era morto. Il giorno dopo Natalia Berla é scivolata fuori da un finestrino piccolissimo, ma noi eravamo già in montagna a divertirci"Claudio Ghira, ex-medico di S. Patrignano

Stefano Ippolito, uno degli ex di San Patrignano, davanti al magistrato di Rimini Paolo Gengarelli. "Natalia era picchiata sistematicamente - ha raccontato - Si presentava in mensa con gli occhi neri, le labbra gonfie. Un giorno mi ha consegnato un bigliettino di nascosto. ' Telefona ai miei genitori, dì loro che mi vengano a prendere' , c' era scritto sopra. Qualcuno ha visto quel gesto furtivo e ha portato via di peso la ragazza. Io non ho avuto la possibilità di comunicare fuori, a Sanpa i telefoni sono sotto controllo. Il giorno dopo Natalia è volata dalla finestra. Ricordo che c' era una balaustra. Chissà, forse potrebbe esserci stata anche una collutazione"  - articolo su La Repubblica del 1994

Quando son diventata un po' più grande, per me, qualcosa stonava nel fatto che tanti ragazzi volessero restare in comunità anche dopo la disintossicazione, che non tornassero alla vita reale.
Pareva che fossero deboli, non in grado di cavarsela all'esterno... forse, in realtà erano aiutati a smettere di usare la droga, ma non venivano mai emancipati dalla comunità, non venivano preparati a volare con le loro ali. Leggendo il libro e anche le testimonianze si capisce che uscire da lì era quasi impossibile.
Lo si capisce bene da questo Regolamento di Sampa non ufficiale.

Dopo il processo,soprattutto dopo il ritrovamento dei ragazzi imprigionati, alcuni dei luoghi di prigionia di San Patrignano erano entrati nel linguaggio comune, almeno dalle mie parti... ricordo che si diceva "in piccionaia" per definire una punizione brutale...

Il punto è che, in quegli anni, i tossici erano solo tossici, gente che si era messa nei guai di propria volontà, gente che se l'era cercata e che creava problemi, che generava criminalità e violenza... forse per questo l'opinione pubblica non si è troppo interessata a ciò che realmente accadeva oltre quel cancello.

Voi che ricordi avete di quegli anni, degli anni dell'eroina?
Cosa ne pensate delle comunità?
Saranno state davvero utili?
Forse a qualcuno sì, forse qualcuna sì...




Con questo post partecipo al   Venerdì del Libro di Homemademamma

3 commenti:

  1. Che post interessante!!! Grazie per la segnalazione e per aver condiviso con noi... Un libro che mi era del tutto nuovo.

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  2. Me la ricordo molto bene tutta questa vicenda ma il libro non lo conoscevo. grazie

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  3. Complimenti per l'articolo e per i riferimenti alla cronaca.
    Nella finzione letteraria c'è tutta la verità di un luogo, San Patrignano, in cui si è praticata la violenza per almeno 15 anni.

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